Alessandro Fajrajzen (in arte Fersen) è nato nel 1911 a Lodz in Polonia, da una famiglia ebraica. Nel 1913 la famiglia si è trasferita in Italia, a Genova, dove Alessandro ha frequentato la scuola elementare, il liceo classico e l’università. Si è laureato nel 1934 in filosofia, presentando una tesi che sarà pubblicata con il titolo “L’universo come gioco” (Guanda, Modena, 1936).
Dopo la laurea, ha collaborato per un breve periodo al quotidiano “Il Lavoro” di Genova e, in seguito, trasferitosi a Parigi, si è avvicinato all’ambiente intellettuale e particolarmente ai registi del “cartel”.
Da Parigi si è spostato a Varsavia e in Bielorussia da cui è riuscito miracolosamente a tornare, mentre si stavano chiudendo le frontiere in vista dell’imminente guerra. La notizia della nascita di sua figlia lo ha riportato, nel 1939 a Genova, dove ha ritrovato il suo amato Maestro, il filosofo Giuseppe Rensi ed ha frequentato assiduamente il poeta Camillo Sbarbaro.
Inizia il periodo della lotta antinazista; il “gruppo Rensi” svolge attività nel cui quadro Alessandro Fersen ha funzioni di collegamento.
All’inizio del 1943 entra nella resistenza; nella seconda metà dello stesso anno è obbligato a rifugiarsi con la moglie in Svizzera. Nel pellegrinaggio tra un campo di profughi e l’altro, è arrivato nei pressi di Losanna dove, all’epoca, studiava Emanuele Luzzati già conosciuto a Genova. L’incontro con Luzzati è stato decisivo: hanno incominciato a sognare di “fare teatro” insieme dopo la guerra. Un altro incontro importantissimo per Alessandro Fersen è stato quello con il filosofo Giorgio Colli, nel campo d’internamento di Trevano (Lugano). Con Giorgio Colli si è creato un affiatamento ed un’amicizia durata tutta la vita.
Nei primi giorni del maggio 1945 avviene il ritorno in Italia. Sandro Pertini lo propone come segretario del CLN per Genova e la Liguria; Alessandro Fersen accetta e contemporaneamente collabora al “Corriere del Popolo”, ma è ormai il teatro a concentrare il suo interesse.
Nel 1947 la messinscena di Lea Lebowitz, rielaborazione di una leggenda chassidica scritta da lui stesso, con la scenografia e i costumi d’Emanuele Luzzati, segna l’esordio di una ricchissima attività registica teatrale e di una collaborazione e un’intesa con Luzzati durate decine d’anni.
Dal 1947 lavora per più di dieci anni per il Teatro Stabile di Genova.
Nel 1949 organizza la “Stagione Mediterranea di Arte e Cultura” a Nervi, Genova.
Nel 1950 apre a Roma con Emanuele Luzzati “I Nottambuli”, cabaret teatrale situato nella mitica via Veneto. Nello stesso anno pubblica su “Sipario” diversi articoli, definiti, per quei tempi, d’avanguardia in rapporto alla prassi teatrale italiana.
Nel 1957 a Roma apre lo Studio Fersen di Arti Sceniche, dove si dedica alla sperimentazione, alla ricerca drammaturgica ed alla creazione di tecniche, tra cui il famoso Mnemodramma, tecnica psico-teatrale di matrice antropologica finalizzata all’autoconoscenza e all’espressione della propria identità profonda.
Ha lavorato nel cinema come soggettista, sceneggiatore e attore dal 1947 al 1954 (Le mura di Malapaga di René Clement, Il grido della Terra di Coletti, Gelosia di Germi, Musoduro di Bennati, Giacomo Puccini di Gallone).
Ha svolto ampia attività radiofonica ed ha curato per la TV l’allestimento di alcune “commedie dell’arte”: Le avventure di Arlecchino (1957), Pierrot alla conquista della luna (1958), Sganarello e la figlia del re (1960).
Dal 1975 al 1978 ha diretto il Teatro Stabile di Bolzano.
Nel 1980 ha pubblicato per Laterza “ Il teatro, dopo” in cui ha raccolto il suo pensiero teorico sul teatro.
Attività drammaturgica: Lea Lebowitz (1947), Crazy Show (1955), Pioggia, stato d’animo (1958), Le Diavolerie, Appunti sull’Angoscia (1967), Golem (1969), Leviathan (!974).
Attività registica teatrale: Lea Lebowitz di A. Fersen (Teatro Nuovo, Milano, 1947), Le allegre comari di Windsor di Shakespeare (Parchi di Nervi, Genova, 1949), Job di Dallapiccola (Teatro Eliseo, Roma, 1950), Il Barbiere di Siviglia di Beaumarchais (Piccolo Teatro di Genova, 1952), Ora di visite di P.L.Soldo (Teatro La Fenice, Venezia, 1952), Il malato immaginario di Molière (Piccolo Teatro di Genova, 1953), I veleni non fanno male di C.M. Rietman (Piccolo Teatro di Genova, 1953), Colombe di J. Anouilh (Piccolo Teatro di Genova, 1954), L’Avaro di Molière (Teatro delle Arti, Roma, 1954), Crazy Show di Fersen, Stagnaro, Caldura, Così è se vi pare di Pirandello (Teatro Stabile di Genova, 1955), Volpone di Ben Jonson (Teatro Stabile di Genova, 1955), L’amo di Fenisa di Lope de Vega (Teatro Stabile di Genova, 1955), Liolà di Pirandello (Teatro Stabile di Genova, 1956), Il diavolo Peter di S. Cappelli (Teatro Stabile di Genova, 1956), Come prima, meglio di prima di Pirandello (Teatro delle Arti, Roma, 1957), Il figliuol prodigo e Venere prigioniera di G.F.Malipiero (Maggio Musicale Fiorentino, 1957), La locandiera di C. Goldoni (Teatro Stabile di Genova, 1958), Un tale chiamato Giuda di G. A. Puget e P. Bost (Teatro Stabile di Genova, 1958), Un istante prima di E. Bassano (Teatro Stabile di Genova, 1958), Sganarello e la Figlia del Re di A.Fersen (Teatro Ateneo e Teatro delle Arti, Roma, 1959 - Schauspielhaus, Zurigo, 1960), Il matrimonio del signor Mississipi di F. Durrenmatt (Teatro Mercadante, Napoli, 1960), Il terzo amante di G. Rocca (Teatro Stabile di Genova, 1960), Il Dibuk, opera di L. Rocca (Teatro Comunale di Firenze, 1962), Antigone di Traetta (Maggio Musicale Fiorentino, 1962), Rose rosse per me di Sean O’Casey (Teatro Stabile di Roma, 1966), Le Diavolerie di A. Fersen (Festival dei Due Mondi, Spoleto, 1967), Il prigioniero di L. Dallapiccola, La voce umana di Cocteau-Poulenc, Le sette canzoni di G. F. Malipiero (Maggio Musicale Fiorentino, 1968), Golem di A. Fersen (Maggio Musicale Fiorentino, 1969), Edipo Re di Sofocle (Siracusa, 1972), Djabeltswa (Versione polacca delle Diavolerie, Teatr Dramatyczny, Varsavia, 1973), Leviathan di A. Fersen (Festival dei Due Mondi, Spoleto, 1974), Fuenteovejuna di Lope de Vega (Teatro Stabile di Bolzano, 1975), Leviathan di A. Fersen (Festival di Gerusalemme, 1975), La Fantesca di G. B. Della Porta (Teatro Stabile di Bolzano, 1976), La Calzolaia meravigliosa e Don Perlimplin di Garçia Lorca (Teatro Stabile di Bolzano, 1977), Leonce e Lena di Buechner (Teatro Stabile di Bolzano, 1977), Spudorata verità di P. Muller (Teatro Stabile di Bolzano, 1978), Il Dibuk di L. Rocca (Teatro Regio di Torino, 1982).
Alessandro Fersen si è spento a Roma il 3 ottobre 2001.